Sono la Dott.ssa Giorgia Procissi, psicologa clinica iscritta all’Ordine degli Psicologi della Toscana (n. 10308).
Mi rivolgo prevalentemente ad adulti e adolescenti, occupandomi nello specifico di Disturbi Alimentari, problematiche relative alla sfera dell’ansia e dell’umore, difficoltà scolastiche, problematiche relazionali e/o familiari e Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Mi occupo inoltre di supporto e consulenza psicologica di coppia e di percorsi di psicologia dello sport rivolti agli atleti.
Nell’ambito dei Disturbi del Comportamento Alimentare collaboro all’interno di un’équipe multidisciplinare, contribuendo alla costruzione di percorsi di cura che tengano conto della persona nella sua complessità.
Il mio orientamento è sistemico-relazionale, un approccio che considera la persona non come un individuo isolato, ma all’interno della propria storia e della rete di relazioni significative di cui fa parte.
Il percorso psicologico parte da ciò che la persona sta vivendo nel presente, dalle difficoltà e dalle domande che la portano a chiedere aiuto, per poi esplorare insieme i legami tra eventi, relazioni, esperienze e significati. Attraverso una rilettura della propria storia è possibile guardare a ciò che accade da una prospettiva diversa e, talvolta, trovare nuove possibilità.
Credo che sia proprio questo cambio di prospettiva a rappresentare uno dei motori più importanti del cambiamento: poter osservare la propria esperienza con uno sguardo nuovo, comprendere ciò che accade e dare un significato diverso a ciò che si è vissuto.
Ho conseguito la Laurea Magistrale in Psicologia Clinica presso l’Università degli Studi di Torino e un Master in Psicologia dello Sport. La psicologia dello sport rappresenta per me anche l’incontro tra la mia formazione professionale e una passione personale, quella per la ginnastica.
Ho inoltre svolto attività di formazione e orientamento nelle scuole e attività di ricerca presso il CNR di Pisa, esperienze che hanno arricchito il mio percorso e il mio modo di guardare alla persona e alle sue diverse fasi di crescita.
“Sistemico-relazionale” significa, per me, riconoscere che ciascuno di noi è parte di una storia e di una rete di relazioni. A volte, per stare meglio, non è necessario cambiare tutto: può essere sufficiente iniziare a guardare ciò che accade da un’altra prospettiva.